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il lago d'orta il più romantico dei laghi italiani

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La figura del vescovo, intesa come signore feudale, univa l'antica missione pastorale ad un vero e proprio potere giurisdizionale. La presenza di un governo di tipo vescovile favorì il crearsi di un ambiente culturale di alto livello. La Riviera godeva di una discreta autonomia, con propri Statuti e le proprie consuetudini. I vescovi avevano potere legislativo e giudiziario, ma amministravano avvalendosi di un castellano o governatore. Egli fungeva da comandante militare e da giudice di prima istanza e risiedeva sull'isola. Come giudice di prima istanza amministrava la giustizia nella Casa della Comunità della Riviera sita nella piazza centrale del borgo d'Orta. Vi si riuniva il Consiglio generale del quale facevano parte i deputati dei paesi del feudo vescovile.

Il vescovo di Novara aveva i titoli di Principe di San Giulio e Orta...., ma siccome non poteva possedere un esercito, ma solo una milizia, si doveva mettere sotto la protezione imperiale e contare sull'amore e la gratitudine dei suoi sudditi. Questa situazione è rimasta in vigore sotto tutti i dominatori del Cusio: dai Visconti agli Sforza, passando dalla Spagna, dall'Austria ai Savoia. A seguito delle pressioni sabaude, il vescovo Balbis-Bertone stipulò nel 1767 con Carlo Emanuele III una convenzione in virtù della quale, salvo il supremo dominio al re e ai suoi successori, il vescovo rimaneva signore nel temporale e conservava il titolo di Principe di S. Giulio ed Orta. Era il primo passo sensibile sulla strada dell'abolizione di ogni potere episcopale sulla Riviera, come si sarebbe poi verificato con la seconda convenzione del 1817.

Sopraggiunse poi la Rivoluzione Francese e nel 1798 Carlo Emanuele IV abdicò ritirandosi in Sardegna.

Le terre cusiane vengono in seguito occupate dai Francesi e dagli Austriaci e, nel 1805, sotto il regno di Napoleone, Orta e Omegna passano a far parte della vice-prefettura di Arona. Dopo la caduta di Napoleone, e approfittando della vacante sede vescovile di Novara e delle trionfanti idee liberali, i ministri del Re Vittorio Emanuele I pensarono nel 1814 di abolire gli ultimi resti della signoria feudale del vescovo sulla Riviera. Ed eccoci arrivati all'ultimo atto del dominio episcopale. Nuove trattative condussero alla definitiva e decisiva convenzione del 18 luglio 1817, approvata in seguito da Papa Pio VII.

 

 

 

 

 

 

 

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Con questo atto, in cambio di una rendita annua, il vescovo rinunciava completamente, in favore del re Vittorio Emanuele I, alla signoria della Riviera e a tutti i domini feudali e giurisdizionali, ma conservava il castello e i palazzi dell'isola mantenendo il titolo di Principe. E così cessò il dominio temporale dei vescovi-conti sulla riviera dopo circa sette secoli e i Rivieraschi venivano uniti allo stato sabaudo. A metà del secolo scorso, la costruzione dell'imponente edificio - visibile tutt'ora e destinato a seminario - sul luogo dove sorgeva il castello smantellato nel 1842 dal vescovo Morozzo, cancellò l'antico e significativo simbolo dell'indipendenza della terra di San Giulio